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Garcilaso de la Vega e i megaliti andini: secondo i Commentari reali gli Inca li trovarono già costruiti

Garcilaso de la Vega e i megaliti andini: secondo i Commentari reali gli Inca li trovarono già costruiti
Ollantaytambo, Perù – livelli di costruzioni differenti tra loro – SCStock/Shutterstock.com
Ultimo aggiornamento ·
Garcilaso de la Vega scrisse nel 1600 che gli Inca ereditarono i megaliti da qualcuno prima di loro, che non incontrarono mai direttamente.

Garcilaso de la Vega, noto anche come l’Inca Garcilaso e soprannominato El Inca, era un autore del XVI secolo, figlio di un conquistador spagnolo e di una principessa inca.

L’autore è nato a Cusco il 12 aprile 1539 e morto a Cordova il 23 aprile 1616.

Si trasferisce in Spagna nel 1560, dopo la morte del padre per non tornar mai più in Perù, temendo ripercussioni per il suo sangue reale.

Genitori di Garcilaso de la Vega

  • Sebastián Garcilaso de la Vega y Vargas: conquistador spagnolo
  • Isabel Suárez Chimpu Ocllo: principessa inca, discendente di Huayna Cápac

Considerato uno dei primi scrittori dal sangue che univa vecchio e nuovo Mondo, era fiero delle sue origini inca e del suo ruolo di ponte tra due culture.

La fonte storica, un testo originale di Garcilaso de la Vega

Opere principali

  • Commentari reali degli Inca (1609): due sezioni (civiltà inca e conquista spagnola). Considerato il suo capolavoro. Messo al bando in America da Carlo III per contenuti considerati sovversivi.
  • La Florida del Inca (1605): opera storica su una spedizione spagnola in Florida.

The Incas è stato originariamente scritto in spagnolo da Garcilaso de la Vega con il titolo Commentari reali degli Inca, Parte I. In realtà, egli continuò a lavorare anche alla Parte II fino alla sua morte, avvenuta nel 1616.

Come abbiamo visto dall’analisi della fonte storica di Garcilaso de la Vega, secondo gli Inca stessi queste opere sono preesistenti a loro, e loro si limitarono a restaurarle. Questo spiegherebbe con semplicità come mai il livello realizzato dagli Inca sia di qualità inferiore ai megaliti sottostanti in termini di manodopera.

L’opera dell’autore conserva tracce importanti della percezione che gli stessi Inca avevano del proprio passato e suggerisce che gli elementi più antichi e monumentali del paesaggio andino fossero già antichi anche per loro.

Oltre a Garcilaso, anche altri cronisti coloniali riportano leggende e racconti secondo cui esistevano “giganti” o esseri straordinari che eressero quei monumenti. Gli Inca stessi, secondo le loro tradizioni, non rivendicavano la costruzione di molte di queste opere.

Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

Terza legge di Clarke

Mettendo insieme i vari tasselli con mente aperta, il testo di Garcilaso è un indizio rilevante soprattutto nell’ottica di mantenere un approccio scientifico orientato a revisioni derivanti da nuove evidenze, che ci permetteranno magari di giungere in futuro senza pregiudizi a qualche conclusione importante.

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