Tracce dal Passato
Vasi egizi pre-dinastici: la precisione che non torna, pattern geometrici e interpretazioni a confronto

Ben van Kerkwyk, ricercatore indipendente autore del canale Uncharted X, conduce da anni analisi metriche su vasi egizi in pietra dura conservati in musei e collezioni private. Il lavoro si avvale di strumentazione normalmente usata per il controllo qualità di componenti meccanici e coinvolge tecnici, appassionati e altri ricercatori indipendenti.
I manufatti esaminati provengono da tutto il territorio egizio e sono oggi distribuiti in istituzioni pubbliche e collezioni private. Secondo i dati riportati da van Kerkwyk, diversi esemplari mostrano valori di simmetria e regolarità geometrica che, nelle sue analisi, risultano difficili da ricondurre alle sole tecniche manuali tradizionalmente associate alla produzione egizia. La comunità accademica non ha ancora raggiunto una posizione condivisa su queste interpretazioni.
Uno dei vasi presenti presso il Museo Egizio di Torino, che conserva decine di reperti di questo tipo. Una tappa consigliata per chiunque si trovasse da quelle parti.
Questo esemplare condivide le caratteristiche centrali dell’articolo: spessore ridotto, finitura della superficie, bordo rientrante nella parte interna. Il materiale non è alabastro ma roccia ad alta durezza.

I vasi sono attribuiti a un arco cronologico che va dall’era pre-dinastica all’Antico Regno, indicativamente tra il 5.000 e il 2.000 a.C. Tra gli esemplari documentati da Uncharted X ne compaiono alcuni di dimensioni molto ridotte, inferiori a un polpastrello, con caratteristiche morfologiche analoghe a quelle dei pezzi più grandi.
Diorite e granito: le difficoltà specifiche di questi materiali
Gran parte dei vasi esaminati è ricavata da diorite e granito, rocce ad alta durezza con struttura cristallina disomogenea. Lavorare questi materiali con strumenti in rame presenta una difficoltà tecnica concreta: la composizione irregolare tende a generare superfici non uniformi, rendendo più difficile ottenere pareti sottili e simmetriche. Che diversi esemplari mostrino queste caratteristiche è uno degli elementi che van Kerkwyk porta a supporto della sua analisi, pur riconoscendo che le tecniche di lavorazione dell’antichità non sono state studiate in modo sistematico su questi materiali.
Jean-Philippe Lauer condusse scavi a Saqqara a partire dagli anni Trenta del Novecento, documentando oltre 50.000 vasi in quell’area. Van Kerkwyk, integrando questo dato con altre fonti, stima la presenza complessiva di oltre 100.000 manufatti di questo tipo nel mondo.
Qualità della lavorazione e cronologia: un’asimmetria rilevata
Alcuni dei vasi attribuiti all’era pre-dinastica presentano una caratteristica segnalata da van Kerkwyk: le incisioni sulla superficie sono di qualità notevolmente inferiore rispetto alla lavorazione del corpo del vaso. Un’asimmetria simile si osserva in altri manufatti egizi, dove le iscrizioni sembrano aggiunte in un momento successivo rispetto alla realizzazione del manufatto.
Van Kerkwyk interpreta questo come un possibile indizio sulla sequenza produttiva: chi ha inciso i geroglifici potrebbe non essere lo stesso che ha prodotto il vaso. È una proposta interpretativa, non verificata, che van Kerkwyk colloca tra gli elementi da considerare in parallelo ad altri casi analoghi.
Caratteristiche rilevate: sottigliezza, simmetria, bilanciamento
Spessore ridotto, fino a pochi millimetri, sufficiente a lasciar passare la luce di una torcia posta all’interno
Diametri interni regolari su tutta la superficie, nonostante l’apertura superiore molto stretta
Distribuzione della massa tale da consentire, in alcuni esemplari, l’equilibrio su una superficie di contatto ridotta
Immagine tratta dal video The Tiny Ancient Artifacts Changing History! di UnchartedX, a cui va un grazie per il permesso concesso

Analisi metrologica: strumentazione e dati rilevati
Le misurazioni sono state condotte con strumentazione usata normalmente per il controllo qualità di componenti aerospaziali, in grado di rilevare variazioni su tre assi (X, Y, Z) nell’ordine dei micron. Van Kerkwyk precisa che la precisione rilevabile con questi strumenti va oltre la soglia percepibile a occhio nudo e supera i requisiti funzionali di un contenitore domestico. Questo non implica di per sé una conclusione sulla tecnica di produzione originale.
Dati rilevati su alcuni esemplari
- La differenza tra i diametri misurati sugli assi X e Y di uno degli esemplari analizzati risulta di circa 4/10 di micron, equivalente a circa 1/100 dello spessore di un capello umano
- Il Radial Traversal Pattern, descritto nel paragrafo successivo, è stato identificato in più esemplari: si tratta di una relazione proporzionale ricorrente che collega geometricamente parti diverse del manufatto
- In un altro esemplare, il rapporto tra diametro interno ed esterno risulta riconducibile al pi greco; il rapporto tra il diametro interno e una delle circonferenze esterne porta al phi
Il Radial Traversal Pattern: l’analisi di Mark Qvist
Mark Qvist, sviluppatore software specializzato in crittografia e sistemi open source, ha analizzato le proporzioni geometriche di uno dei vasi identificando quello che ha chiamato Radial Traversal Pattern: una relazione proporzionale tra le parti del manufatto che, nella sua analisi, non sarebbe casuale. Qvist ipotizza che questa struttura geometrica sia stata intenzionalmente incorporata nel progetto, paragonando il tipo di logica a quella di un algoritmo applicato a un processo di lavorazione. Per approfondire è disponibile il suo articolo su Unsigned.io.
Le conclusioni di Mark Qvist
- Secondo Qvist, il manufatto è stato ricavato da un unico blocco di granito tramite un processo di manifattura sottrattiva. Per ottenere i valori rilevati sarebbe stato necessario, nella sua interpretazione, disporre di una tecnologia meccanica con componenti di alta precisione
- Qvist ipotizza che il processo avrebbe richiesto un sistema di controllo capace di tradurre un progetto in movimenti di lavorazione: nella sua formulazione, qualcosa di paragonabile a un elaboratore programmabile, una sorta di macchina di Turing applicata alla produzione fisica
- Ne consegue, secondo Qvist, che il manufatto non può essere attribuito a chi non disponesse di un livello tecnico di questo tipo. Si tratta di una proposta interpretativa individuale, non di una posizione condivisa dalla ricerca accademica
Modello 3D del “Vaso 3 – Spinner” – fornito da Ben di UnchartedX
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Proprietà di Predynastic Vases, LLC. – Qualsiasi uso o riproduzione non autorizzata a fini commerciali è severamente vietata.
Conclusioni
I vasi esaminati da van Kerkwyk e Qvist presentano alcune caratteristiche ricorrenti: materiali ad alta durezza, valori metrici che i ricercatori ritengono meritevoli di studio, e in alcuni casi incisioni che sembrano aggiunte in un secondo momento rispetto al manufatto. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, dimostra una tecnologia di produzione alternativa a quelle note. La disponibilità di dati metrici documentati e pubblicamente accessibili permette però di sottoporre queste osservazioni a verifica indipendente, cosa che fino a pochi anni fa non era praticabile su questa scala.
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